Qualche mese fa mi sono interessato alla tassonomia industriale, una definizione astrusa che indica la disciplina che classifica e raggruppa le società in base alla similarità di prodotti o servizi erogati. Non è un concetto così lontano, tutti abbiamo studiato a scuola una suddivisione di primo livello tra settore primario (agricolo), secondario (industriale) e terziario (servizi). Nella comunità finanziaria, le tassonomie industriali sono molto importanti perché sono utilizzare per creare gli indici azionari settoriali. Quelle più importanti sono la Industry Classification Benchmark (ICB) e la Global Industry Classification Standard (GICS), la prima impiegata da Stoxx e FTSE, mentre la seconda da MSCI e S&P Dow Jones.
Gli indici settoriali riscuotono un interesse sempre crescente, perché se da un lato incontrano i gusti dei Traders che dispongono di un’arma in più per battere il mercato, dall’altro sono uno strumento aggiuntivo per l’investitore che ha come mantra (non dimentichiamolo) la diversificazione di portafoglio:
- gli indici settoriali aggiungono una nuova dimensione alla classificazione delle azioni, che possiamo affiancare a quella usuale della diversificazione geografica.
- Gli indici settoriali si accompagnano ad una diversificazione anche a livello di strategie. La diversa connotazione degli indici settoriali, rispetto ad un indice aggregatore, fa in modo che ci siano delle strategie di investimento diverse.
Nell’immagine seguente possiamo vedere la scomposizione per settori dell’indice MSCI World e dei loro pesi percentuali.

Il Rate of Change
Gli oscillatori di momentum sono una particolare classe di strumenti di analisi tecnica. Appartengono a questa categoria il ben noto Momentum, la Pista Ciclica, il Rate of Change (ROC) e il Price Oscillator. Permettono di valutare la tendenza in atto, la forza e la velocità dei prezzi, sono estremamente versatili poiché si possono usare con successo su tutte le asset class e su differenti Timeframe.
Quando mi sono messo a “giocare” con gli indici azionari settoriali, provando ad abbinarli ai miei Trading Systems per studiare e cogliere in prima persona le caratteristiche salienti, le analisi più interessanti che ho trovato sono quelle basate sugli oscillatori di momentum.
Il primo esempio che voglio illustrare è uno screener basato sul ROC. Il ROC misura la variazione percentuale del prezzo attuale del sottostante rispetto al prezzo di x periodi precedenti. La sua interpretazione è molto semplice, che può essere riassunta brevemente in 2 punti:
- se il ROC ha valore positivo, il suo sottostante ha una tendenza rialzista, se è negativo la tendenza è ribassista.
- Tanto più sono alti i valori del ROC, maggiore sarà la velocità dei prezzi al rialzo; più è basso, maggiore è la velocità dei prezzi al ribasso.

Il ROC è una misura percentuale, perciò è un oscillatore normalizzato, nel senso che i suoi valori dipendono in modo relativo dal sottostante. Questa caratteristica permette di confrontare direttamente più sottostanti tra loro, come gli indici settoriali del nostro caso. Il concetto è più semplice di quello che possa sembrare, in molti siti internet è possibile ordinare titoli e indici in base all’incremento percentuale di un certo periodo: questo incremento è il ROC. Nella figura sottostante, gli ETF legati agli indici settoriali dello Europe Stoxx 600 sono stati classificati in base al guadagno / perdita percentuale degli ultimi 6 mesi, che tradotto significa ordinare i titoli in base al ROC a 6 mesi.

I dati storici dei titoli e degli indici relativi al primo semestre 2020 saranno ampiamente usati nel futuro, per testare come una strategia di investimento si comporti sotto lo stress di una correzione molto veloce come quella vista tra febbraio e marzo. La figura seguente mostra l’andamento del ROC a 80 periodi (circa 4 mesi), applicato agli indici settoriali dello Europe Stoxx 600, da gennaio ad agosto 2020. Per una migliore visualizzazione e chiarezza espositiva, ho riportato solo i 3 migliori e i 3 peggiori indici, in termini di performance, durante la scorsa primavera.

Dai massimi di periodo toccati intorno al 19 febbraio, tutti gli indici hanno iniziato a scendere fino ai mimini del 18 marzo. I settori che hanno perso meno terreno sono stati il tecnologico, il medico e il chimico, mentre quelli che hanno risentito maggiormente della crisi sono stati il bancario, il petrolifero e i viaggi. Già questa prima analisi è interessante, il ROC riesce a indicare quali sono i settori trainanti del momento e soprattutto fornisce indicazioni importanti di quale siano i rapporti di velocità e di forza dei prezzi tra i vari indici. Proseguendo con il grafico, da marzo fino a giugno i valori rimangono stabili, poi a luglio si assiste ad una esplosione del ROC, con un ribaltamento dei ruoli: settori come il petrolifero e i viaggi, che erano nella parte bassa del grafico, mostrano una velocità dei prezzi altissima, tanto che intorno al 18 luglio superano il valore del 40%!
Questa grande variazione, indicata con la freccia blu, è molto curiosa, non dipende dalla natura degli indici settoriali che ho scelto, poiché l’ho notato anche in altri panieri di titoli dove ho applicato il ROC. Questo comportamento “nervoso” si spiega se riprendiamo la formula per calcolare il ROC a 80 periodi: è la variazione percentuale dei prezzi in un arco di 4 mesi. Intorno al 18 luglio, il ROC(80) prende a riferimento i prezzi del 18 marzo circa, in pratica stiamo confrontando i prezzi rispetto ai minimi di periodo!
Questa turbolenza nel grafico del ROC succede quando si hanno periodi a forte volatilità e bisogna fare attenzione quando si usa il ROC alla ricerca dei titoli o degli indici più forti del momento, perché in situazioni come queste emergono invece i titoli o indici più volatili. Nella parte finale del grafico, gli eccessi e la turbolenza di periodo si smorzano e a fine agosto si vede un ritorno del ROC verso valori medi e una classifica degli indici più simile a quella vista in primavera, con i settori tecnologico e chimico di nuovo in cima (eccezion fatta per il settore medico che risente del periodo poco favorevole).
Il Price Oscillator
Se volessimo utilizzare un oscillatore di Momentum meno nervoso del ROC, cosa abbiamo a disposizione? Un oscillatore che apprezzo e che uso spesso è il Percentage Price Oscillator, indicato anche con l’acronimo di PPO. Il PPO è simile al ROC ma utilizza le medie mobili esponenziali (EMA) al posto dei prezzi. Usare le medie mobili ha i suoi vantaggi e svantaggi, da un lato permette di limitare la volatilità dei prezzi e di rendere più dolce l’andamento, dall’altro lato c’è il sempre presente ritardo nel fornire i segnali. Personalmente per non avere troppo ritardo, uso una versione modificata del PPO, che utilizza una media mobile esponenziale al posto di 2:

In questa versione, il PPO è un parente più stretto del ROC, ha una reattiva sufficiente ma non eccessiva come il ROC. I 2 oscillatori hanno un andamento abbastanza simile, in situazioni ad alta volatilità il PPO è meno nervoso, poiché lavora con una media piuttosto che con il prezzo di x periodi fa, filtrando meglio gli eccessi di prezzo. Nella figura seguente, vediamo l’andamento del PPO a 80 periodi, calcolato sugli stessi indici settoriali analizzati precedentemente e nello stesso periodo (da gennaio ad agosto). Per prima cosa, si nota come i valori assoluti del PPO siano più contentuti rispetto al ROC, ma soprattutto manca del tutto la zona turbolenta di metà luglio, filtrata adeguatamente dalla EMA. Altro aspetto importante, anche il PPO indica quali sono i settori che stanno performando meglio e peggio, e fornisce una indicazione più chiara della forza relativa rispetto al ROC, per esempio il settore medico ha chiaramente un PPO impostato al ribasso.

Conclusioni
Sia il ROC SIA il PPO hanno la capacità di misurare la velocità e la forza dei prezzi in modo adimensionale (cioè senza dipendere dall’unità di misura), permettendo così di confrontare direttamente qualsiasi titolo o indice. Queste caratteristiche rendono ROC e PPO indicati per la creazione di uno screener, cioè di un sistema automatico di classificazione di titoli e di indici, che a sua volta può essere usato per esempio:
- per lo stock picking, per selezionare gli indici più forti del momento e successivamente i migliori titoli che ne fanno parte, che possono essere acquistati direttamente o anche tramite un suo derivato come un Certificates.
- come filtro intermarket, quando un trading system genera un segnale di acquisto su un titolo azionario, questo può essere confermato solo se l’indice a cui il titolo appartiene si trova nella parte alta dello screener.
- In una strategia rotazionale, che acquista i titoli di un paniere che hanno il valore dell’oscillatore più alto nella data di rilevazione. Questa è l’applicazione più affascinante, in un prossimo articolo avremo modo di approfondire una applicazione con gli ETF settoriali.
Scegliere se usare ROC e PPO dipende dall’utilizzo che se ne farà, ROC è sicuramente più reattivo e veloce nel segnalare la forza relativa di titoli o indici ma in periodi di forte volatilità, come è successo a marzo 2020, i suoi risultati vanno analizzati correttamente. Il PPO ha un andamento più stabile che permette un’analisi più intuitiva, ma il suo calcolo è più elaborato e richiede il supporto di un foglio elettronico o di un software per trading, a differenza del ROC che si calcola quasi a mente e soprattutto moltissimi siti offrono la possibilità di ordinare i titoli in base al suo valore.
Per concludere, se volete approfondire l’argomento sugli indici settoriali, consiglio la lettura di questo articolo JustETF – Quali Tipologie di ETF Settoriali Sono Disponibili, mentre per conoscere il mondo degli oscillatori di momentum, il libro di Gabriele Bellelli “Trading con gli Oscillatori” è d’obbligo.
Buon Investing a tutti!
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