Navigare nella volatilità con gli ETF High Yield

Si scrive alto rendimento ma si legge alto rischio. E’ possibile utilizzare un ETF High Yield senza incorrere in una volatilità eccessiva?

Alla fine di una vacanza estiva in Sardegna, mi imbarcai su un traghetto per far ritorno nella Penisola. Quel giorno il cielo era sereno, ma il mare era decisamente mosso. La nave, mollati gli ormeggi, si mise lentamente in navigazione nelle acque calme del porto ma, procedendo verso il mare aperto, il moto ondoso iniziò a farsi sentire con un inevitabile rollio. Ricordo ancora bene quell’istante, dopo che l’enorme traghetto prese velocità, il movimento causato dalle onde si fermò in pochi secondi.

Conoscevo già la risposta a quel comportamento, ma era la prima volta che lo notai in modo così evidente, erano le pinne stabilizzatrici. Tutte le grandi navi ne sono dotate, sono dei sistemi che ricordano molto le ali di un aeroplano per principio di funzionamento, a riposo sono stivate all’interno della carena sotto la linea di galleggiamento e all’occorrenza ruotano verso l’esterno per prendere posizione nel flusso d’acqua. Come le pinne pettorali dei cetacei, la rotazione intorno al proprio asse fa in modo che le pinne generino delle forze idrodinamiche tali da annullare quei movimenti causati dal mare mosso.

Pinna stabilizzatrice

Non credo che farò una forzatura quando scriverò che gli ETF obbligazionari High Yield (HY) mi ricordano una nave: come una nave da crociera senza pinne stabilizzatrici, gli ETF HY “navigano” nei mercati finanziari in balia del mare mosso, risentendo della volatilità sia dell’assett azionario sia di quello obbligazionario. Anche se bene o male rimangono a galla, gli ETF HY fanno venire il mal di mare ai suoi passeggeri!

Gli ETF HY sono degli strumenti diventati molto apprezzati per la loro capacità di generare reddito, ma la forte volatilità frena molti nel salirci a bordo. Ma allora, non c’è modo di dotare i nostri ETF HY di pinne stabilizzatrici per affrontare la navigazione con maggiore serenità?

Nella analisi seguente, prenderò 2 ETF HY popolari:

  • iShares Euro High Yield Corporate Bond UCITS ETF EUR, codice ticker IHYG.MI
  • iShares USD High Yield Corporate Bond UCITS ETF USD, codice ticker IHYU.MI

Questi replicano le obbligazioni societarie più grandi e liquide con un rating sub-investment grade, il primo denominate in Euro il secondo in Dollari. La diversificazione geografica è buona, con una copertura quasi mondiale, caratteristica che sopperisce in parte il grado di giudizio speculativo delle obbligazioni che compongono il paniere. I 2 ETF distribuiscono delle cedole con un rendimento attuale del 4,0% per IHYG e di 5,5% per IHYU, numeri che rendono attraenti questi ETF a tutti gli investitori. Se però andiamo a osservare l’andamento storico dei NAV, perdono di fascino! Succede come quando si ammira uno yacht di lusso fermo in porto, ma che poi si rivela ostico quando affronta il mare mosso. Anche se consideriamo la somma di IHYG e IHYU (linea viola), la situazione non cambia molto, uno non riesce a smorzare la volatilità dell’altro.

Dati giornalieri dei NAV di IHYG e IHYU da settembre 2011 a giugno 2020

L’idea che ho avuto è stata: “se si aggiungono altri 1 o 2 ETF a IHYG e IHYU, così da realizzare un portafoglio di massimo 4 ETF, è possibile ridurre la volatilità del portafoglio risultante?”. Per verificare se questa idea fosse valida e soprattutto trovare gli ETF che rispondessero a questo requisito, mi sono affidato ad un backtest che provasse varie combinazioni di ETF e con diverse quote. Vi evito di riportare tutte le combinazioni che il mio povero foglio elettronico ha dovuto calcolare, per mostrarvi subito i risultati più interessanti.

Il portafoglio “stabilizzato”

Per comodità di trattazione, un portafoglio che mette in pratica l’idea descritta nel paragrafo precedente, lo chiameremo portafoglio “stabilizzato”. Mentre provavo varie combinazioni, ho potuto determinare delle regole utili per costruirne uno:

  1. gli ETF aggiuntivi è meglio averli ad accumulo dei proventi, piuttosto che a distribuzione, per un vantaggio sul ribilanciamento di portafoglio che vedremo tra poco;
  2. le quote tra gli ETF a distribuzione e quelli ad accumulo sarà rispettivamente di 80% e 20%, proporzioni che garantiscono un buon compromesso tra la riduzione di volatilità e il mantenimento di un flusso cedolare alto;
  3. gli ETF aggiuntivi con sottostante gli obbligazionari governativi portano a dei risultati migliori rispetto a quelli azionari, dovuto a un miglior grado di decorrelazione con i bond HY.

Nella tabella che segue riporto i portafogli “stabilizzati” più interessanti che ho trovato e che rispettano queste 3 regole.

Gli ETF aggiuntivi usati sono:

  • € Government Bond Medium Term;
  • € Government Bond Long Term;
  • $ Government Bond Short Term;
  • $ Government Bond Medium Term;
  • Emerging Market Government Bond;

Questi ETF sono stati provati sia da soli, con una quota del 20% del portafoglio, sia in coppia tra loro, con quote singole del 10%. Per IHYG e IHYU, invece, le quote sono del 40% ciascuno. Per una analisi visiva dei risultati, le celle verdi indicano dei valori migliori rispetto alla media, mentre le prime 3 colonne riportano le caratteristiche di portafogli con solo IHYG e IHYU. Il grafico seguente è esplicativo della portata del miglioramento di un portafoglio stabilizzato, le oscillazioni di prezzo sono molto più contenute rispetto a IHYG e IHYU e la equity line si mantiene quasi sempre nella parte più alta del grafico.

Andamento del NAV di IHYG e IHYU e del portafoglio combinato con € gov. Long Term e $ Gov. Medium Term

E le cedole?

Non dimentichiamo qual è lo scopo principale di un portafoglio a distribuzione, avere una rendita da dividendo garantita dalle cedole. L’idea di combinare degli ETF a distribuzione con altri ad accumulo è nata per ridurre la volatilità, ma si scopre un piacevole vantaggio secondario: grazie al ribilanciamento periodico, i guadagni degli ETF ad accumulo si riversano sugli ETF a distribuzione, con il risultato che le quote delle cedole crescono nel tempo.
Nelle 2 figure seguenti possiamo vedere l’esempio del portafoglio con “€ Gov Long Term” e “$ Gov Medium Term”, dove le quote di IHYG e IHYU mediamente crescono nel tempo, così come il rendimento da cedola.

Numero delle quote di IHYG e IHYU nel caso di 100°000€ investiti
Rendimento storico da dividendo

Il paragone con la nautica è valido anche in questo caso, poiché le pinne stabilizzatrici nascono per ridurre il moto della nave generato dalle onde, per poi scoprire che hanno un benefico effetto anche sulla velocità della nave.

Conclusioni

Gli ETF Bond HY sono una scelta preferenziale in questi anni di bassi tassi di interesse, ma la volatilità scoraggia tanti ad usarli all’interno dei propri portafogli. Associare un ETF HY con degli ETF bond ad accumulazione, permette di avere un duplice beneficio: da un lato ridurre le oscillazioni dei prezzi e dall’altro di veder crescere le quote delle cedole, grazie all’extra rendimento degli ETF ad accumulo.
Tra gli esempi presentati qui, se volessimo puntare tutto sugli incrementi di quote, l’ETF aggiuntivo da adottare può essere EM15.MI “€ Gov. Long Term”, mentre se cerchiamo la minima volatilità e un basso DrawDown, il US7.MI “$ Gov. Medium Term” fa al caso nostro. Forse il miglior compromesso si ottiene prendendo entrambi questi ETF: abbiamo una significativa riduzione di volatilità (così tanto che il rischio del portafoglio è perfino inferiore al rischio dei 4 strumenti presi singolarmente!), un flusso cedolare sempre superiore al 4%, un incremento del capitale di circa il 1,3% annuo sufficiente a compensare la perdita di valore dovuto all’inflazione.
Andar per mare è appagante, ma per chi non è abituato al mare mosso l’esperienza si trasforma in qualcosa di spiacevole. Navigare per i mercati con gli ETF HY non è poi così differente, ma se li dotiamo dei giusti ETF “stabilizzatrici”, allora la navigazione sarà confortevole e lunga.

Buon vento e buon trading a tutti!



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