Ammettiamolo, davanti ad un investimento in valuta estera, è capitato a tutti di porsi la domanda se convenga coprirsi o meno dal cambio. Quando ci mettiamo alla ricerca di uno strumento finanziario per il nostro portafoglio, è inevitabile trovarsi di fronte a prodotti o titoli in una valuta differente dall’Euro, una variabile che si aggiunge alle tante che già dobbiamo valutare durante le nostre scelte. Soprattutto nel caso dei fondi SICAV e degli ETF, gli emittenti ci “aiutano” fornendo spesso una copertura: detenere un fondo con una valuta non nostra ci espone a variazioni di prezzo uguali a quelle che l’Euro ha nei confronti di questa valuta, così il fondo con copertura è fornito di un meccanismo che riduce, e in alcuni casi annulla, queste variazioni. Ironicamente questo “aiuto” non è ben visto dall’investitore, che quasi sempre si ritrova davanti allo stesso fondo ma con 2 anime, da un lato la versione a cambio aperto e dall’altro a cambio coperto! Cosa fare?

Questo dualismo è tipico del mondo degli investimenti, un bivio che nei social network porta alla fazione dei favorevoli e a quella dei contrari, con tanti convinti sostenitori della copertura sì o della copertura no, i quali mai acquisterebbero uno strumento contrario al proprio credo! Queste “tifoserie” creano confusione agli utenti che chiedono quale strumento sia meglio adottare per la loro situazione, le risposte che ricevono sono solo poche volte dettate dalla logica e dai numeri. Gli investitori più esperti e saggi rispondono che la scelta va fatta in base alla propria aspettativa futura del cross valutario, se per esempio si crede che il valore del Dollaro aumenterà nel prossimo avvenire, allora è meglio dotarsi di cambio aperto per cogliere l’extra rendimento che il Dollaro porterà. Poiché fare previsioni è difficile soprattutto se si tratta del futuro, capire da quale parte andrà un cross valutario per poi adeguare il portafoglio a questa scelta, è solo una scommessa per noi investitori retail. Inoltre, ci sono fondi basati su indici che hanno al loro interno più di una valuta locale, come per esempio l’MSCI World, che seleziona le maggiori società del mondo sviluppato, quotate in varie monete come il Dollaro USA, lo Yen Giapponese, la Sterlina inglese e il Franco Svizzero. In questo caso farsi un’idea degli scenari futuri per tutti questi cross diventa impossibile!
Da opportunità a rischio
Piuttosto che una opportunità di extra guadagno, il cambio valutario va visto per quello che è realmente: un rischio. Come scrivo spesso, prima dei guadagni di un investimento è meglio guardare quali sono le potenziali perdite, pertanto la domanda giusta che bisogna porsi è “se ho 2 strumenti uguali nella sostanza, però uno con la copertura dal cambio valutario e l’altro senza, come cambia il rischio nel caso scegliessi uno piuttosto che l’altro?”
Il rischio è un concetto legato alla volatilità e questa è misurabile ed ha un comportamento generalmente prevedibile e persistente nel tempo, perciò la statistica e le simulazioni ci vengono in aiuto per formulare una risposta. Mi spiego meglio: determinare l’andamento dei prezzi di un cambio valutario non è cosa semplice, richiede competenze di analisi tecnica e di macroeconomica che non tutti hanno possibilità di acquisire, invece prevedere l’andamento della volatilità è meno arduo e la si può misurare con le simulazioni basate sui dati storici. Questo è il motivo perché sia meglio dedicare la nostra attenzione al rischio cambio piuttosto che ai suoi rendimenti.
Vediamo subito qualche esempio operativo, per capire come muoverci nella scelta tra cambio aperto e coperto. Prendiamo degli indici che sono rappresentativi di asset obbligazionari e azionari quotati in dollari:
- T-Bond 1-3Y (titoli di stato USA breve termine)
- T-Bond 7-10Y (titoli di stato USA lungo termine)
- Bond $ High Yield (obbligazioni societarie ad alto rendimento)
- Bond $ Emerging Market (titoli di stato dei paesi emergenti)
- S&P 500 (indice azionario USA)
- MSCI Emerging Market (indice azionario dei paesi emergenti)
- Physical Gold (oro fisico)
Su Borsa Italiana è possibile trovare, con relativa facilità, ETF ed ETC che replicano questi asset, sia con cambio aperto sia con la copertura cambio. Successivamente, ho predisposto un foglio elettronico con le serie storiche di questi ETF ed ho calcolato i rendimenti su base annuale, con i risultati mostrati nella tabella seguente.
| Asset | Coperto | Aperto | differenza |
| T-Bond 1-3Y | 1,1% | 2,8% | 1,7% |
| T-Bond 7-10Y | 3,4% | 5,1% | 1,7% |
| Bond $ High Yield | 5,5% | 7,2% | 1,7% |
| Bond $ Emerging Market | 4,9% | 6,5% | 1,7% |
| S&P 500 | 12,8% | 14,5% | 1,7% |
| MSCI Emerging Market | 3,2% | 4,9% | 1,7% |
| Physical Gold | 0,0% | 1,7% | 1,7% |
L’ultima colonna calcola la differenza che c’è tra gli ETF con copertura e quelli senza. Con l’eleganza che contraddistingue la matematica, queste differenze sono le stesse per ogni asset! Questa caratteristica non è casuale ma bensì corrisponde al rendimento apportato dal cambio Euro-Dollaro, uguale per qualsiasi strumento. Questo è un risultato interessante che permette di affermare che:
- il contributo della valuta estera al rendimento è indipendente dall’asset;
- Per calcolare il rendimento in Euro (R€) di uno strumento quotato in valuta estera, è sufficiente sommare il rendimento in valuta locale (R$) e quello generato dal cambio (Rfx), R€ = R$ + Rfx.
Cross valutari molto liquidi e stabili hanno variazioni contenute sul lungo e lunghissimo periodo, come l’Euro-Dollaro che ha una rivalutazione di questi ultimi anni che si assesta a circa il 1,7%. Gli asset obbligazionari hanno un rendimento tendenzialmente medio-basso e il contributo del cambio incide particolarmente tra strumento in Euro e quello in Dollaro, mentre gli asset azionari hanno mediamente dei rendimenti alti e il contributo del cambio ha un impatto minore.
Non dimentichiamo che la nostra attenzione si deve focalizzare prima sul rischio e poi sul rendimento. Vediamo cosa succede se calcoliamo la volatilità degli stessi ETF visti precedentemente:
| Asset | Coperto | Aperto | differenza | correlazione |
| T-Bond 1-3Y | 0,8% | 8,3% | 7,5% | 1,00 |
| T-Bond 7-10Y | 5,6% | 10,2% | 4,6% | 0,84 |
| Bond $ High Yield | 5,7% | 9,4% | 3,7% | 0,80 |
| Bond $ Emerging Market | 6,5% | 9,7% | 3,2% | 0,75 |
| S&P 500 | 17,2% | 18,6% | 1,3% | 0,38 |
| MSCI Emerging Market | 16,2% | 16,5% | 0,3% | 0,29 |
| Physical Gold | 16,4% | 14,7% | -1,7% | 0,07 |
La correlazione è calcolata tra il fondo senza copertura e il cambio EUR/USD
Una cosa che si nota subito è che la differenza di volatilità non è la stessa per gli asset. Perché? Qui entra in gioco la correlazione che c’è tra gli strumenti senza copertura e il cambio valutario: più c’è correlazione e più c’è rischio cambio valutario. Vediamo come si comportano i vari asset:
- L’obbligazionario di breve scadenza è quasi perfettamente correlato con il cambio in dollaro, tanto che il T-Bond 1-3 anni è utilizzato come strumento per investire il Dollari, e la sua volatilità è dovuta quasi esclusivamente al cambio.
- L’obbligazionario di medio-lungo periodo mantiene una correlazione alta e il cambio valutario contribuisce in modo importante.
- L’azionario è poco correlato e porta già con sé alti valori di volatilità, al punto che la differenza tra cambio aperto e coperto è praticamente trascurabile.
- L’oro ha una correlazione nulla , cioè risponde in modo contrario alle variazioni di prezzo del cambio Euro-Dollaro, che porta ad avere una riduzione di rischio se il cambio rimane aperto.



I 3 grafici aiutano a comprendere le differenze tra un cambio aperto ed uno coperto. Il primo grafico rappresenta i titoli di stato USA a breve scadenza: l’aumento di volatilità del cambio aperto è evidente, in pratica si è di fronte a uno strumento diverso da quello con copertura. Il secondo grafico riporta lo S&P 500, dove le due curve sono nella sostanza simili. Il terzo grafico riguarda l’oro, nel quale la versione a cambio aperto ha prezzi più stabili.
Cosa scegliere
Le 2 tabelle mostrate in precedenza forniscono una chiara indicazione di come comportarsi di fronte ad una valuta estera. I lettori che hanno esperienza come trader possono valutare di sfruttare a proprio vantaggio la tendenza rialzista di un cross valutario per beneficiare di un rendimento addizionale, scegliendo di volta in volta gli strumenti a cambio aperto o coperto, gestendo l’aumento di rischio con strategie attive. Per chi invece vuole mantenere un profilo di rischio basso e predilige strategie passive e di più ampio respiro, la scelta di strumenti coperti è più indicata.
Quando si tratta di creare un portafoglio con il suo paniere di strumenti, ritengo che una giusta via di mezzo sia di prediligere la copertura solo sulle obbligazioni e lasciare il cambio aperto sulla parte azionaria e in oro. In questo modo il ruolo difensivo del portafoglio che è demandato alle obbligazioni è garantito e non serve coprire tutto il valore del portafoglio, poiché la copertura ha un costo che sul lungo periodo può incidere. Però le eccezioni non mancano, un portafoglio potrebbe utilizzare un giusto mix di strumenti con o senza copertura che porti comunque ad un basso rischio valutario. Il consiglio che mi sento di dare è di usare sempre le simulazioni sui dati storici, così da conoscere gli impatti del cambio sui risultati del portafoglio.
Se vuoi approfondire il tema delle simulazioni e delle serie storiche, puoi leggere questi 2 articoli: il software di guida per i nostri investimenti, serie storiche la cartografia per i trading systems.
Buon investing a tutti!
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